La mia storiaAlberto Penna 5
Oggi al centro di tutte le mie attività ci sono le connessioni, ma non è sempre stato così, anzi. Posso dire di essere partito da una disconnessione già a 9 mesi di vita, quando la cultura contadina della provincia di Piacenza convinse mia madre a svezzarmi separandomi da lei per due intere settimane. Un buon inizio, non c’è che dire. Da allora, per anni senza saperlo, sono stato attratto da tutto ciò che connette le persone.

Le origini
Da bambino ho imparato a chiudermi. Quando mi trovavo in una situazione di stress mi ritiravo e trovavo qualche modo per consolarmi, facendo qualcosa che mi distraeva. Questo training ha funzionato talmente bene che alla fine non sapevo nemmeno di provare le sensazioni negative e ovviamente restavo disconnnesso. Ignoravo però come quelle emozioni restassero dentro di me, sprofondate in qualche angolo, pronte a colpire. Credo che la mia storia sia comune a tante altre persone, soprattutto di sesso maschile, per la difficoltà a gestire lo stress, le emozioni negative e i segnali del corpo.

Voglia di cambiare e aiutare
Nel frattempo mi veniva molto naturale aiutare gli altri, dagli amici in difficoltà a sconosciuti, fino ad iscrivermi ad Amnesty International e poi ad altri enti che hanno favorito la nascita del Tribunale Internazionale Penale Permanente. Come tanti, volevo contribuire a creare un mondo migliore, e qualche passo ho avuto la possibilità di favorirlo, nel mio piccolo.

Espressione di sé e curiosità
Ho iniziato a scrivere diari a 15 anni, e poesie, attività che non si è più interrotta. Ogni tanto descrivevo scenari di grandezza e mi affascinavano gli eroi; non sapevo ancora quanto la grandezza e le potenzialità delle persone alberghino in ognuno di noi.
I viaggi sono stati un modo per conoscere il pianeta, la sua natura e le persone che lo abitano. Esplorare è irrinunciabile per me: mi illumina sul ruolo della bellezza, intesa non solo come categoria estetica, ma anche etica.
Per un primo tratto della mia vita ho percorso la strada della letteratura, iscrivendomi all’Università di Lettere e Filosofia. La disconnessione produce una ferita che gli artisti cercano di colmare creando: mi sembrava una bella strada. Percorrendola, attirato dai paesaggi mutevoli, mi conquistò un sentiero dal quale si poteva esplorare direttamente la ferita: la psicologia.

Psicologia ed emozioni
Quando ho iniziato a studiare psicologia ho capito quanto siamo tutti connessi. Ho lavorato con le famiglie violente, quelle nelle quali i bambini assistono alle percosse o ne sono vittima. La paura, la tristezza, la rabbia, bloccavano adulti e bambini, alla mercé di continue tempeste emotive. Le emozioni non erano per nulla effimere e impalpabili come avevo creduto per anni. Stavo facendo una scoperta per me fondamentale: non condividere fa ammalare.
Capire non mi è però mai bastato: il cambiamento diventava sempre più il mio mantra: come aiutare le persone? Come restituire a quei bambini degli adulti migliori? Riconnettere emotivamente i bambini ai loro genitori mostrava enormi potenzialità curative. E creare connessioni positive una delle mie più grandi soddisfazioni.

Apnea e corpo
Il corpo è sempre stato per me un elemento bello di per sé, non solo come mezzo di trasporto delle idee e del cervello. Ne godevo nello sport. Alcuni anni fa ho fatto un corso di apnea con Umberto Pelizzari, realizzando uno dei miei sogni. Quell’esperienza, poi ripetuta diverse volte, ha approfondito il contatto con il mio corpo, che a quel punto diventava piacevolmente istruttivo. Stavo riconnettendomi alle mie fibre. Come si fa a scendere a decine di metri in profondità nel mare senza imparare a gestire la paura, lo stress, l’ignoto delle proprie reazioni? Non poteva funzionare la solita strategia: evitare. Le informazioni che emergevano dal profondo andavano guardate e poi lasciate andare. Umberto ha un efficace motto: “Dovete sforzarvi di non sforzarvi”.
Un altro elemento fondamentale di questa esperienza è stato toccare con mano l’importanza del sostegno del gruppo. Non puoi affrontare il blu (così lo chiamano gli appassionati dell’apnea) senza assistenza, senza la fiducia piena in uno o più compagni che possono salvarti la vita in caso di pericolo. La connessione e la collaborazione assumevano una luce nuova e stupefacente. Quanto coraggio possiamo acquisire se siamo parte di un gruppo umano coeso e motivato!
Le sensazioni del corpo e le emozioni, relegate a margine dalla nostra cultura, sono invece irrinunciabili alleati, strumento di consapevolezza e di vittoria.

Le mie attività di coach riflettono esperienze profonde che hanno cambiato in meglio la mia stessa vita. Queste esperienze passano attraverso la conquista di un modo intenso di vivere le relazoni, di sentirsi parte di legami utili, belli, coinvolgenti. Di essere connessi.

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